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Non dimenticare la memoria

locandinaTest in piazza per misurare la memoria e una tavola rotonda per approfondire il tema. Queste le iniziative in calendario a Piacenza domenica 21 ottobre, in occasione della terza edizione della giornata nazionale per la prevenzione della memoria.

L’evento di sensibilizzazione è promosso dalla Società italiana geriatri ospedalieri (Sigos) e, nella nostra città, si avvale della collaborazione della Croce Rossa Italiana.

L’obiettivo è quello di divulgare una corretta cultura dell'invecchiamento, facendo conoscere la necessità di interessarsi, oltre che della forma fisica, anche di quella "mentale", instaurando sin dall'età media un corretto stile di vita. Al contempo, è un invito a non sottovalutare, specie negli anziani, eventuali disturbi di memoria attribuiti genericamente all'età e dovuti in realtà a malattie che se diagnosticate possono essere curate o rallentate nella loro evoluzione.

L’iniziativa prevede l’allestimento di un punto informativo in piazza Sant’Antonino, nella mattinata di domenica 21 ottobre, dalle ore 9 alle 12. Il primario di Geriatria Fabrizio Franchi e la sua equipe illustreranno alla cittadinanza le dimensioni del problema. Alla tavola rotonda – a cui sono state invitate le autorità cittadine – parteciperanno inoltre rappresentanti della Croce Rossa Italiana, del Consultorio aziendale dedicato ai Disturbi cognitivi e medici di famiglia. 

Ai presenti sarà inoltre offerta l’opportunità di verificare lo stato della propria memoria attraverso alcuni test somministrati dalla dottoressa Giordana Dordoni.

“I disturbi cognitivi – spiega Franchi - aumentano di incidenza con l'avanzare dell'età: basti pensare che dopo gli 85 anni, una persona su tre ne è interessata; all'età di 90 questa crescita si arresta. In un contesto frequente di comorbilità e fragilità, si inserisce per i casi conclamati di disturbi cognitivi e, soprattutto, comportamentali il complesso aspetto gestionale con i percorsi socio-assistenziali ed il ruolo dei caregiver”.

Come si presenta il disturbo cognitivo? “Siamo abituati – continua il primario - a pensare alla memoria come primo sintomo: il caso più tipico è proprio l'Alzheimer. Invece il disturbo può esordire con alterazioni del comportamento, disinibizione, alterazioni visuospaziali e attentivo-esecutive, allucinazioni visive, vocalizzazioni ripetitive, affaccendamento, wandering e altri disturbi ancora. A volte, nelle fasi iniziali, non c’è nessun coinvolgimento della memoria. Questo perché esistono diverse patologie dementigene. Il decorso può essere subdolo, progressivo oppure fluttuante”.
Occorre poi segnalare che, accanto alle forme neurodegenerative, ne esistono di vascolari, frequenti nella popolazione anziana, o altre derivate da cause diverse (distiroidismi, infezioni cerebrali, etilismo). Assai frequentemente si assiste poi ad associazione di differenti forme dementigene (ad esempio, neurodegenerativa e vascolare).

“I fattori di rischio – chiarisce il geriatra – sono diversi: predisposizione genetica, età, scolarità, sesso, processi infiammatori (traumi cranici), APO E4, omocisteina sono tra i più noti per quanto concerne l'Alzheimer, ma ne esistono anche di cardiovascolari”.

Come norme generali, accanto a quelle generiche per specifici fattori di rischio, risultano elementi preventivi attività fisica regolare, allenamento della mente (letture, hobby), alimentazione corretta con riguardo a frutta e verdura (apportatori di oligoelementi, vitamine; particolarmente complesso B con acido folico e B12) e, come recentemente rivalutato, al pesce.
“Nel Framingham Heart Study (cittadina americana, "pietra angolare" negli studi epidemiologici longitudinali in ambito medico) si è rilevato che la concentrazione plasmatici di DHA predice il rischio di demenza a prescindere dai noti fattori di rischio (età, scolarità, sesso, APO E4, omocisteina). Inoltre, sempre nello stesso studio, si è visto che un consumo medio di 2.7 porzioni di pesce/settimana può ridurre l'incidenza di demenza del 50 per cento. Naturalmente occorrono ulteriori studi di conferma”.

A Franchi, infine, chiediamo qualche indicazione per rallentare l'epoca di comparsa. “Studi su cavie – sottolinea -  hanno dimostrato, con basi biologiche, che "l'arricchimento ambientale" conduce a miglioramento dell'apprendimento, memoria e neurogenesi nell'ippocampo. Un altro recente studio in animali di manipolazione genetica, dimostrerebbe che la proteina Tau (componente dei grovigli neurofibrillari)rende tossica la beta amiloide (placche senili); di fatto una diminuita produzione di questa proteina porterebbe a riduzione di incidenza ed entità di disturbi della memoria e del comportamento. Altri studi ancora stanno orientandosi sulla vaccinazione preventiva, ma i risultati non sono univoci”.

“In termini di trattamento farmacologico, ogni forma di demenza ha una sua terapia. Negli ultimi anni si sta sviluppando il concetto di farmacogenomica che non tiene solo conto delle azioni specifiche del farmaco, ma anche delle risposte individuali, a volte anche significativamente differenti da soggetto a soggetto
Nella terapia dei disturbi comportamentali evidenze mostrano l'utilità di terapia non farmacologia (musicoterapica, aromaterapia, guida ai caregiver, modificazioni ambientali, ridurre rumori molesti).

Per approfondimenti:
www.sigos.it
www.sigos.it/giornatamemoria.htm