Stop alla dialisi per 19 piacentini: anno record per il reparto

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Piacenza, 22 Gennaio 2020

Diciannove piacentini che possono fare a meno della dialisi (o che addirittura in un caso non l’hanno nemmeno iniziata) grazie a un trapianto di reni: è stato un anno record, il 2019, per il reparto diretto da Roberto Scarpioni e coordinato da Simona Lascani. In 12 mesi, l’equipe ha efficacemente preparato una ventina di pazienti, per affidarli poi ai centri di riferimento di Bologna, Parma e Pavia, dove di solito vengono operati.
Il numero di trapiantati è quasi raddoppiato rispetto al 2018 (11), mentre le procedure fino a qualche anno fa si limitavano a un paio di casi all’anno.
Nei primi giorni del 2020 si è già registrato un altro trapianto, andato a buon fine. Un piacentino di 48 anni, in dialisi peritoneale dal 2016, ha ricevuto un rene nuovo da un donatore vivente. Le sue condizioni sono buone e, una volta dimesso dall’ospedale di Pavia, potrà riprendere in mano la sua vita, dopo che tre anni fa aveva rischiato di morire per un grave scompenso cardiopolmonare che lo aveva fatto finire in Rianimazione e poi, appunto, lo aveva legato alla macchina per il trattamento dell’insufficienza renale.
Dietro ognuno di questi trapianti c’è infatti la storia di una persona che può finalmente dire addio alla dialisi. Per esempio, è il caso di un trapianto congiunto di rene e pancreas (avvenuto al San Raffaele di Milano) che ha liberato un’altra paziente non solo dalla necessità della dialisi, ma anche dalla schiavitù dell’insulina. Il merito dell’equipe di Nefrologia è quella di prendere in carico precocemente i pazienti, grazie all’interazione coi medici di famiglia e altri specialisti, e di riuscire a rallentare il più possibile il progredire della malattia. Come nel caso di un’altra piacentina, 53enne, che a dicembre è arrivata giusto in tempo: “Siamo riusciti a ottenere un trapianto di rene per lei senza – spiega il dottor Scarpioni - doverla mettere in dialisi”. Questi importanti traguardi sono stati raggiunti grazie alla consolidata rete di proficue collaborazioni intrecciata dall’equipe piacentina con tutto il sistema regionale (e non solo). “Un paziente trapiantato prima rimaneva in carico al centro trapianti per almeno 6 mesi o un anno, prima di venirci riaffidato. Oggi, con grande orgoglio, possiamo dire che spesso tornano da noi solo due settimane dall’intervento. È un segno di rispetto e fiducia di quello che facciamo, un riconoscimento dell’efficacia delle nostre cure”.
Per esempio, Alessandra è in carico al reparto ormai da alcuni anni dopo una glomerulonefrite. Dopo 5 anni di dialisi domiciliare, nel 2012 ha avuto la sua seconda possibilità grazie a un nuovo rene e al trapianto. Ancora oggi, per qualsiasi problema legato alla sua patologia, l’ambulatorio in Nefrologia rimane il suo punto di riferimento.
“Il ruolo di Piacenza nella rete regionale – evidenzia il direttore generale Luca Baldino – è ben consolidato e forte. Non a caso, il primario Scarpioni sarà uno dei protagonisti di un importante convegno in programma venerdì a Bologna. Lo specialista fa parte anche del comitato tecnico scientifico dell’Emilia-Romagna che ha formalizzato con una legge regionale qualche settimana fa le linee guida di riferimento dedicate a tutti i professionisti ospedalieri, i medici e i pediatri di famiglia, gli infermieri e tutto il personale assistenziale che partecipa alla cura della malattia renale cronica. Alla stesura del documento ha partecipato anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Piacenza Augusto Pagani.
Sono risultati importanti, di cui andare orgogliosi”.

Attualmente sono 200 i pazienti in dialisi a Piacenza e provincia, di cui la metà fa riferimento all’ospedale cittadino e l’altra metà ai centri provinciali di Bobbio, Castel San Giovanni e Fiorenzuola. Infine, sono 35 le persone che fanno i trattamenti a domicilio con la dialisi peritoneale e due con emodialisi a casa, unica esperienza in regione.

Questa pagina è stata modificata il: 06/02/2018

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