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21/09/2022

Admo: "Donare il midollo osseo significa donare la vita"

La campagna di sensibilizzazione "Match it now" sabato 24, in Largo Battisti, dalle 9 alle 19

“Match it now”, ossia il ritorno di Admo e di una campagna di sensibilizzazione, quella alla

donazione di midollo osseo e cellule staminali, a cui l’Azienda Usl di Piacenza tiene particolarmente, soprattutto dopo due anni di pandemia che hanno inevitabilmente complicato il percorso di Admo e dei volontari. L’appuntamento è per sabato 24 settembre, giorno in cui i rappresentanti dell’associazione e i professionisti sanitari saranno in Largo Battisti, dalle 9 alle 19, per fornire informazioni e raccogliere le iscrizioni al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR).

Andrea Magnacavallo, direttore sanitario dell’Azienda Usl di Piacenza, ha aperto così l’incontro dedicato all’iniziativa: “Sono felice di partecipare a una giornata così importante su un tema così delicato. Qui si parla di salvare vite umane. A causa del Covid, negli ultimi tempi, le donazioni sono diminuite, mentre invece l’affinamento delle capacità diagnostiche sta portando a un aumento delle malattie che necessiterebbero di un trapianto. La nostra Ausl risponde a questa richiesta con due ambiti di eccellenza: quello trapiantologico, di cui riferirà il dottor Vallisa, e quello di immunogenetica, diretto dalla dottoressa Angela Rossi, che è un riferimento a livello regionale. Mi si consenta anche un ragionamento più ampio sul concetto, ahimè svalutato, del dono. Chi dona, in genere, dovrebbe essere stimolato dall’idea del bene che fa, della felicità che diffonde. Ebbene, pensate quindi, in un contesto come il nostro, quanto sia importante donare. Chiudo con un ringraziamento ai volontari: il loro tempo è un tesoro di enorme valore”.

“Per noi è importante, finalmente, tornare in piazza – ha quindi osservato Vittorio Fusco, referente provinciale Admo. In questi due anni, nonostante siano mancate iniziative come quella di sabato prossimo, non ci siamo mai fermati, e per questo mi preme ringraziare i reparti che ci hanno sempre assistito. In Largo Battisti, sabato, daremo informazioni sulla donazione e inviteremo le persone a diventare donatori. Il primo passo sarà un prelievo di saliva (che sarà possibile fare in loco) – in alternativa, un prelievo di sangue nei nostri laboratori –, al fine di ottenere il dna della persona, che sarà quindi inserita nei registri nazionali. A monte, affinché l’inserimento avvenga, ci sono comunque alcune condizioni: per un primo ingresso bisogna avere tra i 18 e i 35 anni (si rimarrà nel registro fino ai 55 anni), pesare almeno 50 chili e godere di buona salute. Donare è un gesto semplice, che non comporta né dolori né fastidi e, inoltre, è gratuito. A fronte del minimo disturbo che comporta, il beneficio è enorme, perché è la vita. E nonostante siano stati fatti grandi passi avanti sul livello di compatibilità fra soggetti (oggi siamo 1 a 100.000 fra persone che non fanno parte del medesimo nucleo famigliare), conquistare nuovi donatori ci può portare ad ulteriori, necessari, risultati”.

Su quest’ultimo tema della tipizzazione – l’individuazione del donatore giusto per chi è in attesa di trapianto – è intervenuta Alice Scarpa, biologo in rappresentanza dell’équipe Biologia dei trapianti: “Qualche numero per rendere più chiaro il panorama: al momento abbiamo 7274 donatori presenti nel registro provinciale dei donatori (52% femmine, 48% maschi) e, ad oggi, sono state effettuate 55 donazioni (38 per pazienti italiani, 17 per residenti all'estero). Diverse le fonti di cellule staminali grazie alle quali sono state fatte le donazioni (29 quelle da midollo osseo). A Piacenza, fra l’altro, i tempi di attesa sono brevi: un paziente, in media, impiega 38 giorni a trovare un donatore compatibile all’interno del registro”. 

Maria Mariano, direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale dell’ospedale di Piacenza, ha sottolineato che “i servizi trasfusionali si occupano, anche oltre le iniziative di piazza, del reclutamento dei donatori. Inoltre, una volta che viene individuato un paziente in attesa di trapianto, ci occupiamo del processo di idoneità del donatore. Terminato il processo di idoneità, ecco quindi il processo di work-up (tutti gli esami necessari), preludio della donazione vera e propria. I donatori rimangono in carico al servizio trasfusionale per i 10 anni successivi alla donazione”.

Daniele Vallisa, direttore di Ematologia e centro trapianti midollo osseo, ha affermato come “nonostante tutto il progresso in campo medico, un trapianto, paradossalmente, è ancora più necessario di prima perché più persone – rispetto al passato – ne potrebbero beneficiare. Se avessimo un parco donatori più vasto potremmo arrivare a un numero più alto di trapianti – a questo proposito va anche sottolineato come ormai, grazie alle nuove tecniche di immunogenetica, le garanzie sui trapianti sono sempre maggiori di prima. Detto questo, il nostro è anche un centro espianto, e anche qui le garanzie, rispetto a prima, sono aumentate. Tornando ai trapianti da donatore, le performance del nostro reparto ci collocano in una buona posizione a livello nazionale e questo costituisce un chiaro motivo d’orgoglio”.

La chiusura, doverosa, per Fusco: “Ricordo solo che il midollo osseo non è il midollo spinale e che la donazione di cui abbiamo parlato finora consiste in una trasfusione. Io sono guarito da una leucemia grazie a un trapianto di midollo osseo, credo che questo possa far capire quanto sia cruciale donare”.

Ultimo aggiornamento: 16/03/2022

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