Onde d’urto per liberare le coronarie, primo caso a Piacenza

Inserita in data 5/2/2020

Un infarto acuto e una coronaria troppo bloccata da accumuli di calcio per essere riaperta con i metodi tradizionali. Era questa la situazione critica che si è trovata ad affrontare nei giorni scorsi l’equipe di Emodinamica dell’ospedale di Piacenza quando è arrivato d’urgenza dalla Lombardia un paziente 80enne. Le chance di salvare la vita ad Arnaldo (il nome è di fantasia per salvaguardare la sua privacy) non erano purtroppo molte: la tradizionale tecnica (utilizzare una mini fresa per frammentare le placche in minuscole particelle) non era sicura, visto l’infarto in corso. I cardiologi interventisti piacentini hanno stabilizzato il quadro con un palloncino che consentisse il deflusso di sangue al cuore, ma senza riuscire a dilatare completamente l’arteria e a posizionare uno stent come necessario in questi casi. Appena usciti dalla sala di Emodinamica, l’equipe si è subito messa al lavoro per trovare un’alternativa che potesse liberare efficacemente le coronarie di Arnaldo.
La scelta è caduta su una nuova tecnica, utilizzata dal 2017, in pazienti selezionati: la litotrissia coronarica. Dopo l’intuizione dei clinici, è quindi scattata la collaborazione con gli altri uffici dell’Azienda per consentire di far arrivare il prima possibile la tecnologia in reparto. L’importante lavoro di squadra dietro le quinte ha visto protagoniste diverse unità operative: Francesca Carini della Direzione farmaceutica (area Dispositivi medici), l’Economato e l’Ingegneria clinica, che hanno fattivamente collaborato per permettere ai clinici di avere a disposizione l’apparecchiatura necessaria.

La tecnica è “semplice” e utilizza onde d’urto simili a quelle usate per eliminare i calcoli renali. Viene inserito nel vaso un catetere a palloncino, che può emettere onde d’urto in grado di frammentare lo strato di calcio; una volta disgregato quello, è stato possibile dilatare la placca e posizionare uno stent, giungendo alla completa stabilizzazione dell’area”. I vantaggi per Arnaldo, come per gli altri pazienti, sono molteplici. Non ci sono controindicazioni specifiche: infatti le  onde d’urto si disperdono, se non incontrano calcificazioni, senza provocare danni; questo ne consente l’uso anche in corso di infarto acuto, all’interno di stent preesistenti o in presenza di complicazioni a carico della parete della coronaria Per i cardiologi interventisti si tratta di una procedura non complessa, compatibile con guide e cateteri che già utilizziamo.


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