Torna all'homepage
Torna all'indice dei documenti disponibili. Torna all'homepage
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z Tutti


Igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro

immagine copertina libro
A cura del Servizio Prevenzione e Protezione
dell'Azienda Usl di Piacenza.

Parte generale

Emergenza e prevenzione

Rischio Biologico

Rischio Chimico

Rischio Fisico

Rischio Organizzativo

Dispositivi di Protezione

Segnaletica


Parte generale

Quadro normativo

L’ordinamento legislativo della Repubblica Italiana ha avuto da sempre una particolare attenzione per
la tutela della Sicurezza e della Salute dei Lavoratori.
Dai principi generali contenuti nella Costituzione alle norme del Codice Civile, del Codice Penale e delle
Leggi specifiche, vengono definiti diritti, doveri e responsabilità dei Lavoratori, dei Datori di Lavoro, dei
Dirigenti e dei Preposti, fissando specifiche sanzioni, anche penali, a carico dei soggetti inadempienti.
Le principali norme che contengono disposizioni per la tutela della Sicurezza e della Salute dei Lavoratori
sono:

  • D.P.R. 27.04.55, n. 547
  • D.P.R. 07.01.56, n. 164
  • D.P.R. 19.03.56, n. 303c
  • D. Lgs. 15.08.91, n. 277
  • D. Lgs. 19.09.94, n. 626
  • D.Lgs. 14.08.96, n. 494

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Gli attori della prevenzione

Il Decreto Legislativo 626/94 è la più recente normativa nel campo della sicurezza e dell’igiene del
lavoro.
In esso non solo vengono rielaborati alcuni concetti già in vigore, ma vengono introdotte nuove
figure all’interno dell’azienda con compiti specifici sotto il profilo della prevenzione.
Verranno di seguito presentati gli “attori della prevenzione” ponendo in rilievo il loro ruolo nel campo
della sicurezza.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Emergenza e prevenzione

La prevenzione degli incendi

Cos’è l’incendio
L’incendio è la manifestazione visibile di una reazione chimica (combustione) che avviene fra due
elementi diversi (combustibile e comburente) in determinate condizioni ed in un luogo inadatto a
contenerlo; gli effetti sono produzione di calore, luce, gas e residui.
La generazione di un fuoco può essere rappresentata, per semplificare, con un triangolo i cui lati sono
costituiti rispettivamente da:

  1. combustibile
  2. comburente, es. ossigeno
  3. calore

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Cenni sul primo soccorso

Ruolo del Primo Soccorritore

Il Primo Soccorritore è un cittadino non professionista della sanità, che, presente sulla scena di un
malore improvviso o di un trauma, per primo è in grado di:

  1. Riconoscere rapidamente il tipo di evento
  2. Attivare i soccorsi e comunicare le informazioni necessarie
  3. Eseguire le manovre di primo soccorso.

L’efficacia del primo soccorso dipende dalla capacità di eseguire gli interventi necessari con abilità,
sicurezza e tranquillità.
Nelle situazioni ad alto contenuto emotivo è spesso difficile controllare l’agitazione ed applicare efficacemente e nel giusto ordine le pratiche di soccorso. L’automazione delle sequenze è un buon strumento per gestire l’ansia e non dimenticare le manovre da eseguire.
E’ perciò necessario fare riferimento a schemi semplici e precisi, facilmente memorizzabili ed applicabili
nelle diverse situazioni.
In questo corso vi forniremo uno schema di comportamento che definisce le priorità, vi illustreremo
logica e motivi clinici di queste priorità e vi addestreremo ad eseguire le sequenze di intervento.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Sicurezza ed emergenza in ospedale

In generale le varie attività esercitate in ospedale, alcune in modo particolare, sono correlate alla
presenza di persone non in perfetta salute molte delle quali sono impossibilitate a muoversi; verso di
esse l’Azienda ha grandi responsabilità. Particolare attenzione deve essere rivolta alle problematiche
afferenti le emergenze ragionevolmente possibili, in particolare quella contro l’incendio, conseguentemente,
occorre individuare in ambito aziendale misure idonee che consentano di prevenire e gestire
all’occorrenza gli eventi non desiderati.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio bilogico

Definizione

Si definisce Biologico il rischio derivante dalla trasmissione di agenti biologici ed in grado di provocare
malattia infettiva in soggetti umani.
Il D.Lgs. 626/94 affrontata per la prima volta in maniera specifica il rischio conseguente alla esposizione
ad Agenti Biologici, non solo per le attività che ne comportano l’utilizzo diretto (agricoltura, laboratori, ecc.) ma anche per quelle in cui la loro presenza è occasionale, come nell’attività assistenziale nei luoghi di ricovero e cura.
L’art. 75 della legge sopracitata classifica gli agenti biologici in Gruppi dal numero 1 al numero 4 in ordine crescente in base al loro potere patogeno.
In ambiente ospedaliero i microrganismi patogeni con il maggior grado di pericolosità con i quali gli operatori sanitari entrano più frequentemente in contatto sono:

  • Virus dell’epatite B (HBV);
  • Virus dell’epatite C (HCV);
  • Virus dell’AIDS (HIV);
  • Micobacterium tubercolosis (tubercolosi);

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Effetti o danni per la salute

Quali conseguenze per la salute
Tutta l’attività ospedaliera è soggetta al rischio di contatto accidentale con liquidi biologici potenzialmente
contaminati quali: “sangue, sperma, liquido peritoneale, pleurico, sinoviale, amniotico e colture virali.
Il contatto può avvenire per contaminazione accidentale di cute o mucose o soprattutto attraverso punture, tagli o ferite causati da presidi appuntiti o taglienti normalmente utilizzati nell’attività assistenziale
(aghi, bisturi, ecc.).

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Occasioni del rischio

Tutti i soggetti a cui viene fornita assistenza sanitaria devono essere considerati potenzialmente infetti
ed infettanti.
L’identificazione “a priori” del rischio di infezioni utilizzando test sierologici è scorretto sia dal punto di
vista scientifico che dal punto di vista etico e legislativo.
I momenti e le situazioni a maggiore rischio sono le seguenti:

  • tutte le attività che comportano l’utilizzo di oggetti appuntiti: iniezioni intramuscolari, prelievi, terapie infusionali;
  • il reincappucciamento dell’ago: sempre e comunque da evitare;
  • lo smaltimento di aghi, taglienti, biancheria e rifiuti;
  • la detersione e disinfezione di materiale tagliente;
  • la manipolazione e trasporto di materiale biologico (sangue, feci, urine, espettorato ecc.);
    le attività chirurgiche, incluse le medicazioni;
  • le attività di laboratorio quali pipettamento, striscio su vetrini, utilizzo di apparecchiature diagnostiche potenzialmente contaminate, utilizzo di vetreria;
  • tutte le manovre invasive compiute sul paziente, cioè l’accesso a tessuti,
    cavità ed organi del paziente.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Misure di prevenzione e protezione

Alcuni degli aspetti fondamentali su cui occorre intervenire al fine di prevenire l’esposizione nei casi in
cui si preveda un contatto accidentale con sangue o altri liquidi biologici sono:

  • Una adeguata, periodica e specifica formazione sul rischio biologico
  • Precauzioni universali:
  • Procedure operative
  • Uso dei DPI
  • Utilizzo di mezzi di protezione ambientale
  • Gestione corretta dei rifiuti infetti
  • Idonea progettazione e realizzazione dei luoghi di lavoro
  • Vaccinazione del personale sanitario

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Procedure operative

Uno degli infortuni più frequenti in ambito sanitario è quello della contaminazione con materiale biologico.
In particolare gli eventi più frequenti sono:

  1. esposizione parenterale con materiale biologico da taglio o puntura
  2. esposizione mucosa mediante schizzi in bocca o sugli occhi
  3. esposizione cutanea mediante sangue o altri liquidi biologici in presenza di ferite, abrasioni o dermatite.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio Chimico

Definizione

Il rischio chimico è la probabilità che una sostanza o un preparato allo stato solido, liquido o gassoso,
presente durante l’attività lavorativa, possa interagire con l’organismo, generando effetti e/o danni
per la salute.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Effetti o danni per la salute

La presenza e l’impiego degli agenti chimici espone gli utilizzatori ai seguenti rischi professionali:

  • incendi: molti composti, ad esempio i solventi organici, sono infatti volatili e facilmente infiammabili;
  • irritazioni e causticazioni: molti composti come acidi e basi possiedono un potente lesivo più o
    meno marcato sui tessuti con cui vengono a contatto;
  • intossicazioni acute: nei laboratori possiamo trovare sostanze tossiche (ad es. solventi e reagenti).
    L’intossicazione può avvenire per inalazione, ingestione, contatto cutaneo;
  • intossicazione cronica: possono insorgere in conseguenza di esposizioni prolungate a dosi relativamente basse.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Occasioni del rischio e rischi speciali

Occasioni del rischio
Possiamo comunemente trovare gli agenti chimici sia nei disinfettanti (alcoli, aldeide glutarica e formica,
cloro e suoi composti, ecc.) utilizzati per l’antisepsi della cute, di strumenti, attrezzature e ambienti,
che nei prodotti utilizzati nei numerosi laboratori dell’Azienda.
A titolo esemplificativo sono di seguito riportate alcune categorie di sostanze più frequentemente
utilizzate:

  • Acidi e basi forti: (acido cloridrico, idrossido di sodio, ecc.) comunemente in uso nei laboratori
    nelle varie procedure analitiche, come conservanti, diluenti, ecc.;
  • Acidi organici: (acido formico, acetico, picrico, ecc.) l’acido acetico e tricloroacetico sono frequentemente utilizzati per allestire preparati e per condurre l’elettroforesi delle proteine;
  • Aldeidi e chetoni: la formaldeide è tuttora il fissativo più usato;
  • Alcoli, eteri, esteri, idrocarburi aromatici e alogenati: usati nell’analisi cromatografica, come solventi, in microscopia ottica come diafanizzante, per disidratare i tessuti, ecc.;
    Tutte queste sostanze possono contaminare l’ambiente di lavoro sotto forma di gas e vapori (raramente come polveri) e rappresentare pertanto una fonte di rischio per la salute del personale sanitario.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio da anestetici per inalazione

L’inquinamento da anestetici per inalazione rappresenta una dei potenziali rischi per la salute esistenti
nelle sale operatorie.
Degne di attenzione sono infatti anche le condizioni microclimatiche delle sale operatorie (da cui dipende il comfort termico degli operatori sanitari) e le procedure di disinfezione (alle quali dovrà essere posta la massima cura per garantire la asepsi del locale).
Gli anestetici volatili maggiormente usati nella pratica anestesiologica (narcosi o anestesia generale, che consiste nella perdita di coscienza da parte del paziente), sono : il protossido d’azoto (N20), un gas che viene impiegato in miscela con l’ossigeno, l’alotano (fluotano), l’enfluorano (etrano), l’isofluorano (forane), e di recente il sevorane.
Gli ultimi 4 sono composti alogenati liquidi che sono somministrati al paziente sotto forma di miscele con il protossido d’azoto e l’ossigeno in proporzioni variabili a seconda della fase dell’anestesia (induzione e mantenimento).

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio genotossico

Si definiscono genotossici gli agenti chimici o fisici capaci di agire con meccanismi diretti o indiretti
sul patrimonio genetico della cellula, inducendo modificazioni del DNA (= mutazioni) che a volte sono
letali per la cellula, a volte ne permettono la proliferazione.
Mutazioni non letali di cellule somatiche possono portare allo sviluppo di tumori. Mutazioni di cellule
germinali possono avere effetti sulle funzioni riproduttive che vanno da effetti sul prodotto del concepimento
(aborti, malformazioni) alla sterilità. Pertanto gli agenti genotossici possono essere mutageni
e cancerogeni.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio allergologico

I principali fattori di rischio allergologico finora identificati in ambiente siono riassunti in tabella. Fra
essi sono compresi fattori di natura biologica e sostanze di sintesi chimica.
Fattori di rischio allergologico:

Sostanze di sintesi chimica
Detergenti
Disinfettanti
Farmaci
Guanti di gomma sintetica

Sostanze di origine vegetale o animale
Derivati di animali di laboratorio
Acari
Lattice

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischi derivanti dai rifiuti ospedalieri

L’insieme dei compiti lavorativi previsti all’interno di un presidio ospedaliero da parte del personale addetto costituisce una serie di realtà variamente strutturate ed articolate, nelle quali è ipotizzabile, in analogia a quanto si verifica in qualsiasi altro ambiente professionale, l’esposizione a diversi tipi di agenti o situazioni potenzialmente lesivi.

Risulta quindi evidente la necessità di una loro accurata analisi, secondo quelli che sono i canoni concettuali classici della Medicina del lavoro e dell’Igiene industriale, al fine di poter attuare corrette scelte operative in chiave di prevenzione primaria e secondaria, per la tutela dei lavoratori e per il mantenimento di adeguate condizioni di igiene e sicurezza. Fra i temi di grande interesse relativamente agli aspetti di medicina ed igiene professionali, si annoverano le problematiche relative alla gestione dei rifiuti ospedalieri.

Il termine “rifiuto ospedaliero” è applicabile a qualunque materiale solido, liquido o gassoso che sia scartato in quanto inutile per ogni ulteriore utilizzo e che sia in qualche modo collegato con le attività di diagnosi e terapia degli stabilimenti ospedalieri.
Pertanto anche in ambito sanitario, sempre in analogia a quanto si registra in qualsiasi altra realtà lavorativa, la raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di igiene e sicurezza rappresentano un’esigenza primaria per ogni ente e necessitano di una serie di operazioni che coinvolgono modalità organizzative, sistemi tecnologici e codici comportamentali per gli addetti adeguati al contenimento dei rischi che tale attività comporta nei confronti degli stessi lavoratori, della popolazione generale e dell’ecosistema ambientale.

L’attualità delle problematiche connesse con la gestione dei rifiuti ospedalieri è testimoniata dall’entità dei volumi prodotti (stimati nell’ordine di 0,5-1 Kg/paziente/die), e dalla consistenza numerica della popolazione lavorativa direttamente coinvolta in queste operazioni: in Italia essa è valutabile nell’ordine delle 3.500 unità, a fronte di una popolazione potenzialmente coinvolta di 35.000 unità nell’ambito dei 350.000 lavoratori addetti negli istituti di ricovero e cura.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio fisico

La movimentazione manuale dei carichi

Definizione
Il D. Lgs. 626/94 ha introdotto anche nella legislazione italiana una nuova tipologia di rischio per la salute dei lavoratori che si occupa della movimentazione manuale dei carichi.
Per movimentazione manuale dei carichi si intendono le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano tra l’altro rischi di lesioni dorso-lombari.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio elettrico

Definizione
Il rischio elettrico deriva dagli effetti e dai danni che la corrente elettrica può produrre sul corpo umano sia per azioni diretta che per azione indiretta.
L’azione diretta consiste nel passaggio della corrente elettrica attraverso il corpo umano a seguito di contatto contemporaneo con due punti a potenziali diverso.
Il passaggio della corrente elettrica nel corpo umano, in questo caso, provoca effetti che vanno da una semplice scossa, senza conseguenze sull’organismo, a gravi contrazioni muscolari che, interessando organi vitali e principalmente il cuore, possono portare anche alla morte.

Gli effetti citati dipendono essenzialmente dall’intensità della corrente che fluisce, dal suo percorso attraverso il corpo e dal tempo durante il quale la corrente stessa persiste. E’ sempre essenziale la tempestività dei soccorsi per ridurre la gravità delle conseguenze.
L’azione indiretta, invece, è conseguenza dell’arco elettrico che si genera, sia a causa di un corto circuito, sia a causa dell’interruzione con mezzi impropri di circuiti con forti correnti. Può provocare ustioni, abbagliamento e congiuntiviti.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Rischio organizzativo

Lavoro a turni e salute

Per “lavoro a turni” si intende ogni forma di organizzazione dell’orario di lavoro, diversa dal normale “lavoro giornaliero”, in cui l’orario operativo dell’azienda viene esteso oltre le consuete 8-9 ore, fino a coprire l’intero arco delle 24 ore, mediante l’avvicendamento di diversi gruppi di lavoratori.
Secondo le più recenti stime, nei paesi industrializzati, circa un quarto della popolazione attiva è coinvolta nel lavoro notturno. Per l’Italia l’indagine riporta che il 18% dei lavoratori lavora a turni comprendenti il lavoro notturno.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Il rischio psicologico e da stress

Lo stress lavorativo si determina quando le capacità di una persona non sono adeguate rispetto al tipo
e al livello delle richieste lavorative.
Il tipo di reazione ad una situazione dipende anche dalla personalità del soggetto; lo stesso tipo di
lavoro può risultare soddisfacente, monotono o complesso in personalità diverse.
I disturbi che si manifestano sono di tipo psicologico e psicosomatico:

  • mal di testa
  • tensione nervosa
  • irritabilità
  • stanchezza eccessiva
  • insonnia
  • digestione difficile
  • ansia
  • depressione

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Videoterminali e salute

Introduzione
In una legge le istruzioni per l’uso corretto del videoterminale.
Linee guida del Ministero della Sanità.

L’uso corretto del computer seguendo semplici regole non è solo un accorgimento individuale, ma è diventato obbligatorio per chi passa la sua giornata davanti al videoterminale (VDT). Il decreto del 2 ottobre, detta le istruzioni per l’uso del videoterminale in tutti gli uffici pubblici che privati e adeguarsi a tale regole sarà obbligatorio per ogni datore di lavoro.
Recentemente è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 16 del 20 gennaio 2001 Supplemento Ordinario n. 14 la Legge 29 dicembre 2000 n. 422 “Disposizioni per l’adempimento d’obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee –Legge comunitaria 2000, che all’articolo 21 modifica gli art. 54, 57 e 58 del Decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626 in materia di tutela del lavoratore al videoterminale.
La modifica è entrata in vigore il 4 febbraio 2001, ed entro tale data si è dovuto provvedere a nuovi adempimenti previsti dalla legge (adeguamento posti di lavoro, sorveglianza sanitaria, formazione e informazione dei lavoratori, procedure aziendali sui videoterminali, aggiornamento del documento di valutazione dei rischi).
Si ricorda che il provvedimento era già espresso dalla legge 626 del ’94 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e arriva con cinque anni di ritardo.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Dispositivi di protezione

Dispositivi individuali di protezione

Qualsiasi attrezzatura indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la salute o la sicurezza durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato allo scopo.
I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.
La conformità ai requisiti essenziali deve essere attestata dal fabbricante secondo le procedure previste negli articoli 5÷11 del citato D.Lgs. n. 475/1992 e succesive modificazioni, le quali sostanzialmente e si differenziano in ragione della categoria di appartienza dei DPI:

  1. per il DPI appartenenti alla prima categoria, cioè quelli di progettazione semplice destinati a salvaguardare la persona da rischi di danni fissi di lieve entità, la dichiarazione di conformità è resa dal fabbricante sotto la sua personale responsabilità;
  2. per i DPI apparteneti alla seconda categoria, cioè a quelli che non appartengono alle altre due categorie, la dichiarazione di conformità è resa dal fabbricante dopo che un organismo notificato ha stabilito un attestato di cerificazione CE per un modello tipo;
  3. per i DPI apparteneti alla terza categoria, cioè a quelli di progettazione complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente, la dichiarazione di conformità del fabbricante è resa dal fabbricante dopo che un organismo notificato ha stabilito un attestato di certificazione CE corrispondente a un modello tipo e ha effettuato il controllo di qualità sui DPI prodotti.

Per maggiori dettagli visualizza il documento completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

torna ad inizio pagina


Segnaletica

La segnaletica di sicurezza

Per comunicare rapidamente e chiaramente un messaggio di sicurezza si impiegano cartelli, colori e segnali luminosi, acustici e gestuali.
Negli ambienti di lavoro la segnaletica svolge un ruolo importante ai fini della sicurezza. Deve essere esposta per indicare: pericoli, divieti, obblighi e fornire altri messaggi.

Lo scopo della segnaletica di sicurezza è quello di attirare rapidamente l’attenzione su oggetti e situazioni pericolose che possono generare rischio e danno.
I colori di sicurezza sono quelli degli esempi qui riportati; ad ogni colore è associato un preciso significato:

  • rosso segnala arresto, divieto e la presenza di materiale e attrezzature antincendio
  • giallo avverte di un pericolo
  • azzurro segnala una prescrizione o un obbligo e fornisce informazioni
  • verde segnala una situazione di sicurezza, uscita, pronto soccorso

torna ad inizio pagina


Materiale disponibile :

Scarica il materiale completo in formato pdf ( 1,7 Mb)

Importante

Scarica Acrobat Reader gratuitamente.Per visualizzare correttamente i files, occorre avere Acrobat Reader installato sul proprio computer.
Clicca qui per scaricare gratuitamente Acrobat Reader.

A cura del Servizio Prevenzione e Protezione dell'Azienda Usl di Piacenza.
Hanno partecipato alla redazione Franco Pugliese, Responsabile del Servizio e i collaboratori: Annunciata Tansini, Tommaso Nicolotti, Marco De Marzo, Giampietro Scaglione.
Si ringraziano per il fattivo contributo i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.