Giornata Mondiale della fibromialgia, la “malattia invisibile”

12 maggio, Piacenza - Palazzina AUSL, via Anguissola 15

Il 12 maggio ricorre la Giornata mondiale della fibromialgia. L’azienda USl aderisce all’evento attraverso un incontro tra specialisti e cittadinanza che si terrà, con inizio alle 14,30, nella sala convegni della sede aziendale di via Anguissola. L’incontro del 12 maggio, aperto a tutti, vuole essere un’occasione di discussione su una problematica complessa qual è la fibromialgia.

Saranno presenti:

Costanza Ceda
Direttore Attività Socio-Sanitarie (Azienda USL di Piacenza)

Daniele Conti
Coordinatore Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna AMRER ONLUS

Eugenio Arrigoni
Medico Responsabile Unità Operativa Reumatologia e Immunologia (Ospedale di Piacenza)

Elena Bravi
Medico Unità Operativa Medicina Interna (Ospedale di Piacenza)

Clara Michelotti
Psicologa e psicoterapeuta Unità Operativa Reumatologia e Immunologia (Ospedale di Piacenza)

Giordana Dordoni
Psicologa, responsabile Programma aziendale diPsicologia Clinica e di Comunità (DipartimentoSalute Mentale e Dipendenze Patologiche)

Il termine FIBROMIALGIA, che dalla metà degli anni Settanta è il nome ufficiale della malattia che aggrega tutte le precedenti dizioni in uso, deriva da “fibro” che indica i tessuti fibrosi come tendini e legamenti e “mialgia” che significa dolore muscolare:  un aggregazione di latino e greco che rimanda proprio a quell’insieme di sintomi a carico di distretti dell’organismo, che trova nel dolore cronico a carico dell’apparato muscolo-scheletrico la sua maggior espressione. Ecco perché è più preciso parlare di sindrome che di malattia.

Colpisce l’età media (40-60 anni), interessa soprattutto il sesso femminile (9/10 malati sono donne), con una prevalenza dello 0,7-3,3% nella popolazione generale, percentuale che aumenta con l’età fino al 7% nelle donne con più di 60 anni.

Costituisce il 5-7% delle visite nell’ambulatorio del Medico di Medicina Generale, il 10-20% di quelle in ambulatorio reumatologico.
In Italia si stima che siano 2-3 milioni, le persone affette da fibromialgia.

Nella gran parte dei casi il paziente giunge al reumatologo proprio per il dolore, ma lamenta spesso anche altri sintomi. Tra i più comuni: dispepsia (difficoltà a digerire), pirosi gastrica (bruciore allo stomaco), colon irritabile (irregolarità dell’alvo, dolori addominali), cefalea, stato ansioso-depressivo, disturbi del sonno, formicolio agli arti, facile faticabilità.

Non esiste una causa accertata di questa patologia. Verosimilmente sono molteplici i fattori che concorrono alla sua manifestazione: neuroendocrini, socio-ambientali, psicologici e biomeccanici, solo per citare i più studiati.
A fronte di questa molteplicità di sintomi, tra cui è predominante il dolore, gli esami di laboratorio e radiologici sono del tutto negativi. Questo fa spesso dire al medico: “Va tutto bene, non c’è nulla di cui preoccuparsi; lei non ha nulla”. Queste frasi rassicuranti al contrario fanno spesso sentire il paziente frustrato, non capito e per nulla rassicurato.

Data la complessità delle cause l’approccio terapeutico della malattia non potrà che essere complesso e articolato e non potrà essere limitato alla sola terapia farmacologica.

E’ fondamentale l’intervento multidisciplinare: a un adeguato trattamento farmacologico si deve affiancare un supporto psicologico; in tal modo il paziente sarà in grado di mettere in atto opportune strategie per la gestione dei sintomi e delle conseguenze quotidiane della malattia.

Gli aspetti psicologici sono fondamentali per il benessere di ogni soggetto. Nel caso di pazienti fibromialgici tali aspetti assumono particolare rilevanza in quanto alterati dall’esperienza del dolore cronico, che riduce la capacità di contrastare eventi sfavorevoli  e aumenta sentimenti di incertezza e di bassa autostima. Questi sentimenti possono portare il soggetto a ritirarsi in se stesso, a sviluppare un atteggiamento aggressivo nei confronti degli altri e sfogarsi con momenti di rabbia.

Già nel 2009 l’Azienda Usl di Piacenza aveva attivato, su indicazione dei reumatologi, un servizio di assistenza psicologica, di cui è responsabile la psicologa Giordana Dordoni, per pazienti con forme particolarmente gravi e invalidanti di artrite reumatoide e sclerodermia.

La fibromialgia non rientra in questi parametri: non è un’artrite, non è una malattia progressiva, non è causa di deformità articolari, né di invalidità motorie.

Tuttavia può risultare invalidante se il paziente non riesce, a causa del dolore, del tono dell’umore e della stanchezza, ad avere una vita di relazione soddisfacente.

Per questo, sempre su indicazione degli specialisti reumatologi, l’Ausl di Piacenza aveva dato vita, nel 2010, a un progetto di gruppi di auto-mutuo-aiuto, guidato dalla psicologa  Clara Michelotti. Per i buoni risultati ottenuti, il progetto è diventato un percorso ancora attivo, nell’ambito degli obiettivi aziendali: il ritrovarsi insieme  offre ai pazienti l’opportunità di confrontare le proprie esperienze e di aiutarsi l’un l’altro su come affrontare situazioni comuni.

L’offerta di un supporto psicologico ai pazienti con patologie reumatiche non è per niente diffusa in Italia: il servizio strutturato a Piacenza, rappresenta un elemento di qualificazione importante.

Questa pagina è stata modificata il: 28/04/2017

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