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Accoglienza nell'emergenza

una squadra di 44 volontari per il Pronto soccorso

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Dal 10 settembre entrano in Pronto soccorso tutti i giorni, come hanno già fatto periodicamente nei mesi scorsi, per mettersi a servizio. Con una divisa blu, in modo da essere immediatamente riconoscibili da pazienti e da familiari e per rendere ben identificabile il loro compito. E' la squadra dei quarantaquattro volontari Gaps, un gruppo di persone che ha dato vita con molto entusiasmo ad un progetto di accoglienza nel Pronto soccorso dell'ospedale di Piacenza. La loro missione è quella di essere facilitatori, ponte tra chi è in attesa (per essere curato o per aspettare un parente) e chi si occupa dell'assistenza. E sono volontari che fanno sul serio. Per arrivare a svolgere questo ruolo in modo efficace, si sono infatti preparati per mesi.
Tutto è nato da un'idea dell'Amop, l'associazione malato oncologico piacentino, che già svolgeva un progetto di accoglienza nel day hospital oncoematologico di Piacenza attraverso un gruppo di persone debitamente formate. Insieme ad Avo (Associazione volontari ospedalieri), Tdm (Tribunale per i diritti del malato) e Croce Bianca, in collaborazione con il Comitato consultivo misto dell'Azienda Usl di Piacenza, la proposta è stata allargata personalizzata per poter essere “esportata” al Pronto soccorso.

Adesso, dopo un lungo percorso di formazione e uno stage durato oltre un mese, i volontari hanno cominciato la propria attività di accoglienza. Il loro ruolo è quello di tramite tra pazienti e familiari, pazienti e personale, familiari e personale. Al contempo, i "ragazzi in blu" possono fornire informazioni sul significato del codice assegnato al momento dell'ingresso in Pronto soccorso, assistere i familiari che attendono, assicurare una presenza accanto alle persone che aspettano le cure e avvisare il personale in servizio se la situazione del paziente cambia.
Le competenza sono state acquisite grazie a lezioni teoriche e pratiche presiedute da esperti di comunicazione e da personale medico ed infermieristico del dipartimento di Emergenza urgenza dell'Azienda Usl di Piacenza.
L'entusiasmo è la loro carta vincente. Già durante lo stage hanno dimostrato di poter essere efficaci e positivi, inserendosi al meglio all'interno dell'attività del Pronto soccorso e diventando davvero figure di mediazione tra operatori e pazienti.

Per affrontare al meglio l'attività vera e propria, i volontari hanno spontaneamente deciso di costituire un'associazione, con la funzione di gestire concretamente il proseguimento del progetto. La squadra ha scelto la denominazione di Gaps (Gruppo accoglienza pronto soccorso) ed è presieduta da Stefano Cugini.

Come già nel corso di 'arruolamento', i volontari sono stati attentamente seguiti da un supervisore, Adele Boncordo (Amop), che è stata affiancata dai coordinatori Anna Maria Pagani (Tdm) e Laura Groppi (Croce Bianca).
Tutto il percorso di formazione e di stage in Pronto soccorso si è svolto sotto la direzione di Maurizio Arvedi, direttore del dipartimento di Emergenza urgenza, ed è stato seguito da Carla Zucconi (caposala del Pronto soccorso e Medica d'urgenza) e dall'infermiera professionale Maria Cristina Piccoli (Comunicazione e marketing).

i volontari

La loro presenza in Pronto soccorso è garantita in due fasce orarie giornaliere: dalle ore 12.30 alle 15.30 e dalle 17.30 alle 20.30. La scelta non è casuale, ma è stata ponderata e valutata durante il tirocinio, in sinergia con i responsabili dell’attività clinica. Le sei ore individuate sono infatti ritenute cruciali, perché più affollate e quindi potenzialmente più critiche.


I volontari operano sempre in coppia, per garantire ai pazienti, ai familiari e al personale un riferimento valido.

cuginiUna motivazione forte, altre esperienze di volontariato nello zaino, una fascia d’età molto varia e tanta voglia di cominciare. E’ questo l’identikit dei 44 volontari di Gaps che si alternano quotidianamente tra i corridoi e la sala d’attesa del Pronto soccorso.

“Il nostro entusiasmo iniziale – spiega Stefano Cugini, eletto presidente dell’associazione – è stato ben incanalato e ampliato da tutti i relatori del corso di formazione. Durante il tirocinio abbiamo anche rilevato, con soddisfazione, che il feed back dei cittadini rispetto alla nostra proposta è stato molto buono. Si sentiva la mancanza di qualcuno che facesse da ponte”. 

“All’inizio – continua Cugini – avevamo un po’ di timore rispetto alla possibile accoglienza del personale. Poteva avvertire la nostra presenza come una ‘piccola invasione’ alla loro attività. Invece, questa preoccupazione è scomparsa immediatamente appena ci siamo messi all’opera. L’accoglienza è stata ottima e la collaborazione va a gonfie vele”.