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Morbo di Parkinson

Diagnosi, e quindi, cura precoce del morbo di Parkinson. L’ospedale di Piacenza, in partnership con l’Università degli Studi di Pavia e un laboratorio americano, avvia una ricerca sperimentale della durata di tre anni per sviluppare nuovi e innovativi marcatori biologici che consentano l’individuazione in fase precoce della malattia.
Il progetto è finanziato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, che impegna nel programma un consistente contributo di 380mila euro.
Capofila della ricerca è l’unità operativa di Neurologia: nel reparto saranno selezionati i pazienti malati di Parkinson. L’intero percorso sarà gestito in collaborazione con il Laboratorio analisi e con la Medicina nucleare del presidio cittadino.
Lo studio del metabolismo dei biomarcatori presi in considerazione dal progetto avverrà in collaborazione con il gruppo di ricerca del professor Jason Morrow dell’Università di Vandebilt negli Usa. Essi saranno sintetizzati ad hoc per la ricerca piacentina dall’unità operativa di Sintesi organiche avanzate (dipartimento di Chimica organica, Università degli studi di Pavia). Al progetto collabora anche, per l’aspetto statistico dell’operazione, un’altra unità operativa dell’ateneo lombardo: quella di Bioinformatica (dipartimento di Scienze sanitarie applicate e psicocomportamentali – laboratorio informatica medica).
L’individuazione di nuovi e innovativi markers biologici fornirebbe uno strumento importante per la diagnosi non invasiva ed economica del Parkinson, rendendo di fatto possibile anche l’ipotesi di screening di massa.
La valutazione precoce di rischio di insorgenza del morbo permetterebbe un impiego anticipato dei farmaci attualmente in studio, con significativi miglioramenti della qualità di vita dei malati e una riduzione della spesa sanitaria.
Il progetto finanziato dalla Fondazione fornirà comunque un aiuto concreto agli anziani: grazie alla ricerca, l’ospedale di Piacenza sarà dotato di una serie di attrezzature che ne faranno centro di riferimento per la patologia e non renderanno più necessari spostamenti dei malati in altre province o regioni per una diagnosi certa.

Il morbo di Parkinson e l’incidenza della patologia a Piacenza

La malattia di Parkinson è una degenerazione cronica e progressiva che interessa soprattutto la substantia grigia e che si traduce in una degenerazione dei neuroni dopaminergici. Nei paesi occidentali l’incidenza è di 200 casi su 100mila persone, con 20 casi nuovi ogni anno su 100mila.
L’incidenza maggiore si ha intorno ai 60 anni. Il 10 per cento contrae la malattia prima dei 50 anni. In Italia oltre 220mila persone sono affette da Parkinson: si creano così situazioni in cui pazienti e familiari convivono con una malattia cronica che toglie progressivamente autonomia a chi ne è affetto. 
Nella provincia di Piacenza le stime fornite dall’Associazione italiana parkinsoniani prevedono una presenza di circa 1000 casi in provincia, di cui 350 nel capoluogo, e una incidenza di circa 27 nuovi casi all’anno.

Oggi l’unica diagnosi precoce è particolarmente invasiva

Alcuni studi clinicopatologici hanno evidenziato che i primi sintomi del Parkinson si manifestano solo dopo che il 60/ 80 per cento dei neuroni dopaminergici hanno perso la loro funzione. Invece, sarebbe di fondamentale importanza disporre di una diagnosi precoce. Alcune molecole molto promettenti per la cura del Parkinson o nuovi farmaci neuroprotettitivi sarebbero estremamente efficaci se utilizzate durante i primi stadi della patologia. Il significato di diagnosi precoce per il Parkinson è duplice: effettuare la diagnosi quando i primi sintomi motori si manifestano (diagnosi precoce clinica) o individuare soggetti (pazienti) predisposti all’insorgenza del Parkinson prima che i sintomi motori si manifestino (diagnosi preclinica).
Purtroppo la diagnosi certa del Parkinson è prevalentemente clinica e si basa sulla presenza della caratteristica triade: rigidità extrapiramidale, tremore e bradicinesia. Attualmente non vi è alcun test diagnostico per il Parkinson basato sull’analisi biochimica del fluido cerebrospinale o del sangue, anche se studi estremamente recenti hanno individuato nell’alfa sinucleina un possibile biomarker per il Parkinson nel fluido cerebrospinale. Lo svantaggio delle analisi del fluido cerebrospinale è legato al fatto che il prelievo risulta difficoltoso, particolarmente invasivo e con diversi effetti collaterali. Quindi la ricerca per un test che si possa effettuare sui fluidi biologici come sangue e urine assume un’importanza particolarmente rilevante.

La ricerca piacentina

La ricerca si propone di studiare se alcuni marcatori selettivi per lo stress ossidativi neuronale possano essere utilizzati come sistemi di diagnosi precoce di Parkinson.
La sfida è quella di valutare se questi biomarker (neurofurani) si formano anche nei cervelli affetti da Parkinson e se sono in grado di attraversare la membrana ematoencefalica. Per individuarli, i ricercatori si propongono di marcarli con deuterio (isotopo stabile dell’idrogeno) per quantificarne la presenza nelle urine e nel sangue dei pazienti. I composti marcati saranno successivamente inviati negli Stati Uniti, al laboratorio del professor Jason Morrow, per essere sottoposti a studi metabolomici.

L’ospedale di Piacenza in sinergia con Pavia e gli Usa

Il progetto vede il coinvolgimento sinergico di tre unità operative dell’ospedale di Piacenza: Neurologia, Medicina nucleare e Laboratorio analisi.
Capofila è la Neurologia, diretta da Donata Guidetti. Il reparto si occuperà del reclutamento dei pazienti (tramite l’ambulatorio Disturbi del movimento, referenti Fabiola Magnifico e Andrea Mascolo), della compilazione della cartella clinica, dell’anamnesi, della diagnosi - di concerto con la Medicina nucleare - e della compilazione del questionario sviluppato dall’unità operativa di Bioinformatica  dell’università di Pavia.
La Medicina nucleare (diretta da Luigi Cerri) avrà invece il compito di eseguire la tomografia a emissione di singolo fotone (SPECT).
Essa viene effettuata con un radiofarmaco di tipo recettoriale (123 I FP-CIT), che si lega in modo selettivo ai trasportatori della dopamina (DAT) consentendo una valutazione, anche quantitativa, di tale legame.
I suddetti trasportatori sono localizzati sulle terminazioni nervose dopaminergiche e risultano ridotti nei processi degenerativi del sistema extrapiramidale, funzionando   quindi come markers dell’integrità o meno dei suddetti terminali nervosi nonché del loro grado di distruzione.
Il Laboratorio analisi (diretto da Enrica Poggi) avrà la funzione di congelare e conservare il materiale biologico.
L’unità operativa di Sintesi organiche avanzate dell’università di Pavia (referenti Giuseppe Zanoni e Paolo Bruno) procederà a tutte le determinazioni, in partnership con l’università americana di Vandebilt per lo studio del metabolismo dei marcatori.
L’unità di Bioinformatica di Pavia (referenti Luisa Bernardinelli e Luisa Foco) contribuirà infine al progetto elaborando un questionario da sottoporre ai pazienti e fornendo il supporto tecnico scientifico al Laboratorio analisi per l’ottimizzazione statistica del metodo analitico.