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Rispondere ai bisogni assistenziali delle persone detenute più fragili e, al tempo stesso, promuovere percorsi di responsabilizzazione e formazione all’interno del carcere. Con questo obiettivo è nato il corso per Assistente alla persona in ambito carcerario, realizzato nella Casa circondariale di Piacenza grazie alla collaborazione tra l’istituto penitenziario, l’Azienda Usl e il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Piacenza. L’iniziativa, presentata all’Ausl di Piacenza, prende le mosse dalla realtà quotidiana di molti istituti penitenziari: detenuti che, a causa di condizioni di salute temporanee o permanenti, necessitano di supporto nelle attività di tutti i giorni. Un aiuto che spesso viene garantito da altri detenuti, impegnati nell’assistenza durante i pasti, negli spostamenti e in altre attività di cura.

Il primo corso – ma ci sono tutti i presupposti per un secondo corso in un futuro prossimo – è stato portato a termine da 17 detenuti. Il programma si è sviluppato attraverso otto moduli teorico-pratici dedicati ai principali aspetti dell’assistenza e della tutela della salute in carcere. Tra gli argomenti affrontati, l’organizzazione sanitaria penitenziaria, l’igiene e la sicurezza, la prevenzione delle infezioni, l’assistenza durante il pasto, la movimentazione in sicurezza delle persone con difficoltà motorie, il riconoscimento dei principali segnali di allarme clinico e le competenze relazionali e comunicative necessarie nell’attività di cura. Ampio spazio è stato inoltre riservato alla gestione dello stress, alla prevenzione del burnout e al rispetto della privacy e della dignità delle persone.

Andrea Contini, direttore assistenziale dell’Ausl, ha evidenziato come “questo progetto nasca dalla capacità di diverse istituzioni di lavorare insieme per rispondere a un bisogno concreto. Quando si parla di carcere raramente si riflette sul fatto che all’interno degli istituti penitenziari vivono persone fragili. Ecco, questo progetto nasce proprio dall’attenzione verso queste fragilità, un percorso di formazione che ha voluto offrire strumenti e abilità per dare risposte adeguate ai bisogni, nell’ottica di potenziare la cultura della cura e dell’attenzione reciproca”. “Il contributo dell’Azienda Usl – ha concluso – è stato garantito dai professionisti della Medicina penitenziaria che ogni giorno operano all’interno degli istituti di pena, con il supporto di operatori dedicati alla promozione della salute nell’ambito dei progetti regionali della Regione Emilia-Romagna. Professionisti che non si limitano a garantire l’assistenza sanitaria, ma che ogni giorno intercettano bisogni, sviluppano percorsi educativi e costruiscono insieme agli altri soggetti istituzionali risposte innovative e appropriate”.

“Per noi – ha osservato Fabio Mozzarelli, responsabile della Formazione dell’Ausl – si è trattato di una sfida che ha ben rappresentato la mission aziendale: cercare di aiutare chi è in una posizione di svantaggio. Abbiamo dato un aiuto concreto, di evidente utilità nel contesto di un’esperienza innovativa e facilmente esportabile”. Maria Gaetana Droghi, responsabile Innovazione e sviluppo organizzativo e professioni, ha notato come all’interno della realtà della Casa circondariale abbia trovato “grande disponibilità da parte di un gruppo di detenuti che ha sempre mostrato attenzione per i contenuti del corso”. L’aspetto pratico – un corso spendibile nella realtà di tutti i giorni – è stato il grande appeal del progetto.

Dora Scudieri, vicedirettrice della Casa circondariale: “Ospitare questo percorso formativo è stato un investimento concreto sulla sicurezza e sulla qualità della vita interna, nonché dimostrazione che anche in carcere si può costruire una cultura dell’assistenza reciproca. I detenuti, che hanno anche ricevuto un piccolo sussidio in denaro, hanno acquisito competenze, senso di responsabilità e maggiore consapevolezza del proprio ruolo. Per l’Amministrazione penitenziaria è stata una risposta pratica a un bisogno reale. E la collaborazione di tutte le istituzioni coinvolte è stata un chiaro segnale degli ottimi risultati che possono essere raggiunti lavorando in sinergia”.

Più volte citata e ringraziata dai presenti, Mariarosa Ponginebbi, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Piacenza, è stata la scintilla fondamentale da cui tutto ha preso vita: “Sono profondamente convinta che anche all’interno di un istituto penitenziario sia necessario garantire la piena tutela della salute, della dignità e dei diritti fondamentali della persona. La popolazione detenuta presenta spesso condizioni di particolare fragilità amplificate dalla natura stessa della loro condizione detentiva. L’assistente alla persona assume quindi un ruolo di straordinaria importanza. Prendersi cura dell’altro in un luogo come il carcere offre una presenza capace di ascolto e accompagnamento, contribuendo a preservare la dignità individuale e a migliorare la qualità della vita”. Un progetto che è stato in grado di motivare i partecipanti. Più curiosi, più desiderosi di sapere per poter agire, correttamente, in un’ottica di aiuto e mutuo aiuto.

Nicoletta Corvi, Assessore alle politiche per l’infanzia, la solidarietà, l’abitazione e l’inclusione sociale del Comune, ha confermato la bontà di un percorso virtuoso e prospettico: “Abbiamo riconosciuto un ruolo a persone che non sono soltanto detenuti. Un esempio concreto di come il welfare possa essere anche strumento d’inclusione, responsabilizzazione e valorizzazione delle persone. La formazione degli assistenti alla persona in ambito penitenziario risponde a un bisogno reale e rafforza una cultura della solidarietà e dell’attenzione verso le fragilità, anche nei contesti più complessi. Un’esperienza che conferma l’importanza della collaborazione tra istituzioni per promuovere percorsi di crescita e reinserimento sociale”.

“Questo percorso formativo – ha sottolineato Antonio Agosti, responsabile della Medicina penitenziaria – è stata un’esperienza significativa, sia sul piano organizzativo che culturale, che ci ha consentito di garantire un supporto più strutturato ai bisogni assistenziali presenti, migliorando la qualità della presa in carico e rafforzando la sicurezza e la collaborazione con il personale sanitario”. Anche per Agosti la parola d’ordine è stata “responsabilità”: “Un’occasione di responsabilizzazione e crescita personale per chi ha partecipato al corso. E un’occasione per dare informazioni pratiche importanti e vitali”.

Il corso si è sviluppato attraverso una metodologia didattica interattiva, basata su lezioni teoriche, laboratori pratici, simulazioni e momenti di confronto con gli operatori sanitari, con l’obiettivo di favorire l’acquisizione di competenze operative immediatamente spendibili nel contesto carcerario. La fase finale del percorso ha previsto una verifica delle competenze acquisite attraverso test teorici e prove pratiche strutturate con checklist operative, seguite da un feedback individuale per ciascun partecipante. Al termine è stato rilasciato un attestato interno volto a certificare le competenze acquisite dagli assistenti alla persona formati.

“Il successo del corso è stato l’evoluzione del corso medesimo – ha concluso Loredana Scalambra, promotore della salute. All’inizio i detenuti apparivano quasi confusi, non sapevano bene cosa aspettarsi. Al termine del percorso ci siamo trovati di fronte a un gruppo attivo ed entusiasta, capace di cogliere e valorizzare ogni opportunità che abbiamo cercato di offrire”.

Ultimo aggiornamento

24-06-2026 14:29