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Riconoscere prima le malattie che colpiscono i polmoni nei pazienti con patologie reumatologiche significa poter intervenire tempestivamente, migliorando le possibilità di cura e riducendo il rischio che la diagnosi arrivi quando il danno respiratorio è già avanzato. È questo l'obiettivo del percorso multidisciplinare sviluppato dall'Azienda Usl di Piacenza, un modello che mette insieme reumatologi, pneumologi, radiologi e altri specialisti per offrire ai pazienti una presa in carico condivisa e più rapida.
L'esperienza piacentina è ora anche al centro dell'edizione 2026 del congresso mondiale WASOG (Associazione mondiale per la sarcoidosi e le altre malattie granulomatose), in programma a Oporto (Portogallo) fino a domani, venerdì 17 luglio. Marco Sebastiani, professore associato di Reumatologia all'Università di Parma e reumatologo dell'Azienda Usl di Piacenza, interviene con una relazione dedicata alle interstiziopatie polmonari associate alle malattie reumatologiche.
«Le complicanze respiratorie rappresentano oggi una delle principali cause di mortalità nei pazienti con artrite reumatoide e possono interessare anche altre malattie autoimmuni, come la malattia di Sjögren», spiega Sebastiani. «La difficoltà è individuare precocemente i pazienti che stanno sviluppando una malattia polmonare, perché la diagnosi richiede una Tac e non è possibile sottoporre tutti i pazienti a questo esame. Per questo è fondamentale costruire percorsi che consentano di riconoscere tempestivamente chi è davvero a rischio». Proprio da questa esigenza è nato il modello organizzativo dell'Azienda Usl di Piacenza. Dal 2021 è attivo un gruppo multidisciplinare dedicato alle interstiziopatie polmonari, inizialmente formato da uno pneumologo e un radiologo toracico, in seguito ampliato con il coinvolgimento di un reumatologo esperto.
I risultati confermano l'efficacia di questo approccio: grazie al percorso multidisciplinare è aumentato il numero di pazienti con interstiziopatie non altrimenti definite nei quali è stata riconosciuta una malattia autoimmune sistemica, rendendo possibile un trattamento più mirato e un monitoraggio nel tempo. Nel primo anno di applicazione del nuovo percorso è aumentato anche il ricorso alle terapie immunosoppressive, segno di una maggiore capacità di identificare la terapia più appropriata per le necessità del singolo paziente.
A rafforzare il modello organizzativo contribuisce anche un ambulatorio congiunto reumatologo-pneumologo dedicato ai casi più complessi o ai pazienti con difficoltà motorie. La visita, svolta insieme alle pneumologhe dell’ambulatorio dedicato alle interstiziopatie polmonari, coordinato dalla dottoressa Cecilia Burattini, consente al paziente di evitare appuntamenti separati, ridurre gli accessi in ospedale e condividere immediatamente le decisioni terapeutiche, abbreviando i tempi di presa in carico.
«L'esperienza che abbiamo sviluppato a Piacenza – conclude Sebastiani – dimostra che il confronto costante tra professionalità diverse permette di arrivare prima alla diagnosi e di offrire ai pazienti un'assistenza più appropriata. Portare questa esperienza in un contesto internazionale significa condividere un modello organizzativo che mette al centro i bisogni delle persone».
