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La chirurgia robotica non rappresenta il futuro, bensì il presente. In prospettiva, semmai, essa evolverà ulteriormente per consolidarsi, ancor più di oggi, come il più affidabile alleato del medico. Questo perché «la prostata è un organo difficile».
La lectio magistralis tenuta da Fabrizio Dal Moro, direttore della Clinica urologica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova e grande esperto di evoluzioni tecnologiche in campo medico, nella Sala Colonne del nucleo antico dell’ospedale di Piacenza, ha analizzato l’evoluzione degli interventi alla prostata sia sotto il profilo tecnico – con un focus prevalentemente rivolto a chirurghi e specialisti – sia da una prospettiva storica. Una storia, quella dell’Urologia, che vede Piacenza rivestire un ruolo centrale grazie alla figura di Giulio Casserio (1552-1616), anatomista nato a Piacenza e morto a Padova, storica capitale italiana dell’Urologia.
Paola Bardasi, direttore generale dell’Ausl di Piacenza, ha aperto l’incontro richiamando un Ted Talk del celebre chirurgo Atul Gawande: «Se l’individualismo, per un professionista, può essere una molla importante, ormai è sempre più evidente che la multidisciplinarietà, ossia lavorare insieme portando ciascuno la propria competenza, è la strada vincente. In un contesto socioeconomico radicalmente mutato, per la Sanità, negli ultimi dieci anni, il lavoro solitario è perdente. È sempre più necessario lavorare insieme. Con la tecnologia e con l’intelligenza artificiale».
Ivan Matteo Tavolini, direttore della Chirurgia urologica dell’ospedale di Piacenza, nonché organizzatore e responsabile scientifico dell’evento, ha quindi introdotto il dottor Dal Moro: «Un amico. Abbiamo lavorato insieme, letteralmente giorno e notte, al fianco del nostro maestro, il professor Pagano, uno dei padri fondatori della moderna Urologia italiana».
“Passato, presente e futuro della chirurgia robotica in Urologia”, quindi, nelle parole del dottor Dal Moro. Che prima ha ripercorso la Storia, esaminando il modo in cui il medico ha modificato nei secoli il proprio approccio clinico sul paziente (da Galeno a Girolamo Fabrici d’Acquapendente, fino alle riflessioni di Pier Giuseppe Cevese, risalenti alla fine del Novecento, sull’introduzione dell’elettrobisturi). Successivamente, ha lanciato una sfida anche in termini di sostenibilità economica: «Dal 2020 a oggi, gli interventi alla prostata sono progressivamente aumentati e la chirurgia robotica è cresciuta del 128%. Una crescita che è certamente figlia di importanti investimenti, ma che è stata anche in grado di generare un risparmio di 800mila euro rispetto alla degenza media di un paziente nella fase post-operatoria, senza contare l’abbattimento del costo, molto alto, dei presidi per l'incontinenza. Oggi un paziente viene dimesso dopo un solo giorno; il 30% dei pazienti lascia la struttura in meno di ventiquattro ore».
Un'epopea scientifica, quella narrata da Dal Moro, che reca anche, appunto, la firma del “garzone” piacentino Casserio, il quale manifestò un talento e una passione rari per la dissezione, complice anche la frequente assenza dall'aula dell'allora cattedratico Girolamo Fabrici d’Acquapendente. Gli studenti iniziarono a rivolgersi direttamente a lui, affidandogli i corpi per le esercitazioni. Questo sodalizio indispettì Fabrici d’Acquapendente che, sostenuto dall’amico Galileo Galilei, si batté per l'allontanamento del giovane rivale. «La separazione delle cattedre nasce in quel momento. A Fabrici d’Acquapendente andò quella più prestigiosa di Anatomia, a Casserio quella di Chirurgia».
Dal Moro ha così delineato un percorso lungo e complesso, muovendo da alcune epocali innovazioni per giungere a questioni contemporanee e prospettiche. Questioni che non trascurano la duplice priorità della chirurgia urologica maschile, ossia la preservazione della continenza urinaria e della potenza sessuale: «I pazienti che in passato avevano il 5% di probabilità di essere continenti al momento della rimozione del catetere, oggi presentano il 70% di probabilità, quota che sfiora il 100% nell’arco di un anno».
