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Un pomeriggio in ricordo di una persona che ha lasciato un pezzo di sé a chiunque l’avesse conosciuto e curato. “In ricordo di Massimo Chiesa”, di scena ieri nel giardino di Casa Lilla (nucleo antico dell’ospedale), è stato un modo per ritrovarsi e fare il punto. Rispetto alla figura di Massimo e alla missione di tutti coloro che lavorano a Casa Lilla. Musica, testimonianze, qualche lacrima e tanti sorrisi. E nei chiostri, la proiezione di un video che per qualche minuto ha riconsegnato ai tanti presenti l’inconfondibile sguardo di Massimo.

Il pomeriggio è iniziato con il saluto di Massimo Rossetti, direttore dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche, direttore Neuropsichiatria e psicologia infanzia e adolescenza, non presente all’incontro, e con le parole di Piero Verani, psicologo-psicoterapeuta nonché anima di Radio Shock: «Una paziente una volta ci ha detto: «Dovete ringraziare me se la struttura è aperta, lavorate grazie a me». E in qualche misura ha perfettamente ragione: i nostri servizi della salute mentale esistono per poter assistere e curare le persone con disturbi psichici. Tanti sono i professionisti che possono dire di aver conosciuto Massimo, di averlo accompagnato nel suo percorso di cura e di vita e di aver trovato un senso nel lavoro anche grazie alla relazione terapeutica con persone come lui. La sua storia insegna che i servizi devono adattarsi ai pazienti e non viceversa, e che gli obiettivi condivisi tra il paziente e la sua équipe curante possono essere, a volte, non il meglio in assoluto bensì il meglio possibile. Oltre alle cure, Massimo ha lavorato, ha creato relazioni, ha contribuito a rendere speciale un’esperienza come quella di Radio Shock, progetto del dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche capace di durare 18 anni, di andare in televisione e sui giornali, di colpire artisti, politici, giornalisti, intellettuali e atleti, abituati alle interviste ma non alle domande originali, pungenti, spiazzanti, a far togliere loro la maschera del personaggio pubblico».

Jessica Rolla, referente ambulatorio Disturbi comportamento alimentare e malattie metaboliche, ha offerto parole striate di sincera commozione: «Crediamo che l’anima guarisca dove si sente al sicuro, dove si sente a casa. In questo luogo ci prendiamo cura delle fragilità dei nostri ragazzi. Anche Massimo è stato qui con noi, condividendo i pasti. Crescendo con noi. Era un paziente difficile, talvolta sfuggente, ma anche ironico, intellettualmente vitale. Con lui abbiamo riso tanto, e per questo ci manca tanto. La sua mente brillava anche mentre il suo corpo si spegneva. Posso dire di avere perso un amico».

Mara Negrati, specialista in Scienze dell’alimentazione e presidente dell’associazione Puntoeacapo, ha invece osservato come sia «ancora doveroso ringraziare il direttore generale dell’Ausl di Piacenza, Paola Bardasi. Sono stati fatti grandi sforzi per rendere questa Casa realtà. Conobbi Massimo oltre vent’anni fa, era una persona diversa dalle altre. Anche nella malattia donava il suo sguardo agli altri, ai più sfortunati. La sua storia è di quelle che restano impresse».

Dopo, il vivace jazz dell’Orchestra Laboratorio della Milestone School of Music diretta da Gianni Satta. In cui milita anche, suonando la tuba, Corrado Cappa, ex-direttore di Psichiatria di collegamento e inclusione sociale. Proprio Cappa è stato fra i principali promotori di un evento che si è chiuso, giustamente, con le parole e il volto di Massimo Chiesa. Nei chiostri è stato proiettato un video, tratto dalle interviste fatte dal gruppo di Radio Shock, in cui Irene Grandi, Paolo Giordano e Concita De Gregorio rispondono divertiti agli spunti lanciati da Massimo. Immagini suggellate da un’importante testimonianza di Giovanni Smerieri, grande figura della psichiatria piacentina.

Ultimo aggiornamento

21-05-2026 13:51