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Quando una persona arriva in ospedale per un intervento urgente, non conta solo l’operazione: contano le condizioni complessive del paziente, le fragilità, le patologie già presenti e la capacità di scegliere il percorso di cura più adatto. È da qui che passa oggi una parte importante della qualità e della sicurezza delle cure.

Proprio su questo tema si è concentrato il convegno La chirurgia d’urgenza nel ventunesimo secolo: tra innovazione tecnologica e Frailty Syndrome, che si è svolto sabato a Piacenza, promosso dalla Chirurgia d’urgenza diretta da Gaetano Maria Cattaneo.

L’iniziativa - che ha visto la regia scientifica di scientifica di Sonia Agrusti - ha riunito chirurghi, anestesisti, internisti, geriatri, infermieri e medici di medicina generale, con l’obiettivo di rafforzare un approccio sempre più condiviso nella gestione del paziente complesso. Un’impostazione che ha ricevuto anche il plauso di Gianandrea Baldazzi, vicepresidente Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), proprio per la rilevanza e l’attualità del tema affrontato.

Al centro della giornata, la fragilità: una condizione sempre più frequente nella pratica clinica, che non coincide necessariamente con l’età avanzata ma riguarda pazienti con quadri complessi e bisogni assistenziali articolati. Proprio per questo, è emersa con forza la necessità di un approccio condiviso e multidisciplinare, capace di integrare competenze diverse fin dalle prime fasi decisionali.

“Il paziente fragile è oggi la realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno – ha sottolineato Cattaneo – e richiede una valutazione collegiale, che tenga conto non solo dell’intervento chirurgico ma dell’intero percorso di cura”.

Durante il convegno è stato approfondito anche il ruolo dell’innovazione tecnologica e delle nuove prospettive offerte dall’intelligenza artificiale nei processi decisionali, così come l’importanza della gestione infermieristica nel post-operatorio, una fase decisiva per l’esito delle cure.

“La multidisciplinarietà è fondamentale soprattutto nelle situazioni di urgenza – ha evidenziato Agrusti – dove il tempo è un fattore determinante e diventa essenziale lavorare con protocolli condivisi e una collaborazione già consolidata tra professionisti”.

L’incontro - aperto dai saluti da remoto del direttore generale Ausl Paola Bardasi - rappresenta il primo passo verso la costruzione di un appuntamento annuale dedicato alla chirurgia d’urgenza, con l’obiettivo di consolidare una rete di confronto stabile tra realtà sanitarie e continuare a migliorare la qualità delle cure.

Ultimo aggiornamento

31-03-2026 12:03