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La qualità di un percorso di cura si misura anche nella capacità di garantire alla paziente tempi appropriati, continuità assistenziale e integrazione tra le diverse professionalità. È in questa prospettiva che si inserisce il percorso della Breast Unit dell’Azienda Usl di Piacenza, dedicato alla diagnosi e alla cura del tumore della mammella.

Un modello organizzativo che ha ottenuto un riscontro positivo anche nelle valutazioni regionali delle performance: gli indicatori hanno riconosciuto a Piacenza il raggiungimento degli obiettivi previsti per le tempistiche di erogazione dei servizi e, più in generale, una valutazione elevata dell’assistenza ospedaliera nell’ambito della patologia mammaria. Un risultato che valorizza non solo i singoli interventi, ma la capacità dell’Azienda di costruire un percorso integrato, nel quale le diverse fasi della presa in carico sono collegate tra loro.

Dalla diagnosi all’intervento, dalle terapie oncologiche alla radioterapia, fino ai controlli successivi, la paziente viene seguita all’interno di un percorso multidisciplinare nel quale operano chirurghi senologi, oncologi, radiologi, anatomopatologi, radioterapisti, chirurghi plastici, medici nucleari, fisiatri e psicologi.

La diagnosi: il primo passo del percorso

La porta di accesso può essere rappresentata dallo screening mammografico oppure da una mammografia clinica effettuata nell’ambito di un approfondimento.

Il percorso diagnostico si sviluppa al Centro Salute Donna di piazzale Torino 7, dove vengono effettuate attività diagnostiche e ambulatoriali. La diagnostica senologica comprende mammografia, ecografia mammaria, risonanza magnetica, procedure interventistiche e visite senologiche specialistiche.

La Radiologia senologica rappresenta quindi uno dei nodi centrali della Breast Unit, occupandosi di prevenzione, diagnosi e approfondimento della patologia mammaria.

"Il nostro percorso - spiega Maurizio Rago, responsabile del Centro Salute Donna - si articola principalmente in due ambiti. Il primo è rappresentato dal programma regionale di screening mammografico, rivolto alla popolazione dai 45 ai 74 anni e finalizzato alla diagnosi precoce del tumore della mammella: per le donne tra i 45 e 49 anni viene offerta la mammografia annualmente, mentre per la fascia tra 50 e 74 anni la cadenza è biennale. Il secondo è il percorso di mammografia clinica rivolto alle donne sotto i 40 anni che possono effettuare l’esame volontariamente con prenotazione CUP; alle donne con sintomi, segni clinici o necessità di approfondimento diagnostico, che possono accedere al servizio tramite impegnativa del proprio medico di famiglia con modalità urgente, avendo garanzia di appuntamento entro 3 giorni lavorativi; infine alle pazienti oncologiche per le quali esiste un percorso clinico dedicato con controlli periodici. In questo percorso la mammografia viene integrata con ecografia e con ulteriori approfondimenti diagnostici qualora necessari. Le donne con età inferiore a 40 anni hanno invece la possibilità di prenotare una ecografia mammaria con una richiesta del medico curante".

Il Centro Salute Donna segue inoltre le pazienti inserite nel programma ad alto rischio, per le quali sono previsti controlli personalizzati. In casi selezionati, l’iter diagnostico può essere completato con metodiche di secondo livello, come la risonanza magnetica della mammella.

"La Radiologia senologica - prosegue Rago - svolge inoltre un ruolo fondamentale nella diagnostica interventistica, attraverso procedure come agoaspirato, biopsia percutanea e altre metodiche guidate dall’imaging, consentendo di ottenere una diagnosi istologica mirata".

Nel 2025 sono state eseguite circa 6.700 mammografie cliniche, di cui 202 in pazienti ad alto rischio per patologia oncologica mammaria od ovarica, e 23.400 mammografie di screening, 3.716 ecografie mammarie, 318 risonanze magnetiche della mammella e 1.195 procedure di Radiologia interventistica, di cui 459 con esito positivo per carcinoma mammario.

La diagnosi diventa un percorso condiviso

Responsabile della Breast Unit è Dante Palli, direttore della Chirurgia generale a indirizzo senologico.

Il passaggio dalla diagnosi alla terapia avviene attraverso un modello strutturato nel quale i professionisti si confrontano collegialmente sui singoli casi. Il meeting multidisciplinare rappresenta uno dei momenti qualificanti del percorso: vengono discussi i casi prima dell’intervento chirurgico, dopo la chirurgia, nelle situazioni di malattia metastatica e nei quadri più complessi, come le lesioni B3, nelle quali è necessario valutare se proseguire con il monitoraggio o procedere con l’asportazione chirurgica.

"La forza della Breast Unit è nel lavoro di squadra - spiega Palli - Ogni caso viene discusso collegialmente per individuare il percorso più appropriato per quella specifica paziente, dalla chirurgia alle terapie oncologiche, fino al follow-up. Questo ci consente di affrontare anche le situazioni più complesse e di intervenire rapidamente, rispettando tempi che sono fondamentali quando si parla di tumore della mammella".

La strategia terapeutica viene quindi definita sulla singola paziente. In alcuni casi si procede direttamente con la chirurgia; in altri è indicata una terapia oncologica neoadiuvante, effettuata prima dell’intervento, particolarmente importante, per esempio, nei tumori della mammella triplo negativo e HER2-positivi, nei tumori di grandi dimensioni o quando sono interessati i linfonodi ascellari. L’obiettivo è ridurre la malattia prima dell’intervento e, quando possibile, evitare procedure chirurgiche più estese e invalidanti.

La chirurgia e la ricostruzione

Nel 2025 all’ospedale di Castel San Giovanni, sede della degenza e delle sale operatorie del percorso senologico, sono stati eseguiti 500 interventi, di cui 360 primi interventi per tumore della mammella. Le pazienti hanno un’età compresa tra 20 e 94 anni, a testimonianza di come la malattia possa interessare donne in fasi molto diverse della vita.

Quando le condizioni cliniche lo consentono, viene proposta anche la possibilità di una ricostruzione mammaria contestuale all’intervento oncologico. La ricostruzione immediata può contribuire al recupero dell’immagine corporea e al benessere psicologico della donna, sempre attraverso una valutazione condivisa tra paziente e professionisti.

L’attenzione alla persona prosegue anche dopo l’intervento. Il percorso comprende il supporto psicologico e, per le pazienti che ne hanno necessità, un servizio di consulenza alimentare, con indicazioni sull’alimentazione e sugli stili di vita durante le terapie.

Tra le pazienti seguite rientrano anche quelle con mutazioni genetiche BRCA1 e BRCA2: Piacenza è infatti un centro spoke nell’ambito della rete dedicata a queste condizioni.

Radioterapia, tempi certi e tecnologie per una maggiore precisione

All’interno del percorso della Breast Unit, la Radioterapia rappresenta una fase fondamentale della cura. Nel 2025 sono state 238 le donne con tumore della mammella prese in carico dalla Radioterapia dell’Azienda Usl di Piacenza.

È proprio sul tema dei tempi di presa in carico che emerge uno degli aspetti qualificanti del percorso riconosciuti dagli indicatori regionali. La radioterapia viene avviata entro tre mesi dall’intervento chirurgico e, nei casi in cui sia prevista la chemioterapia, entro circa un mese dal termine del trattamento.

"Il rispetto dei tempi è un elemento importante del percorso di cura - spiega Ilaria Moschini, direttore della Radioterapia - Negli ultimi anni la radioterapia ha compiuto importanti passi avanti, sia sul piano della precisione sia nella capacità di proteggere i tessuti sani. A Piacenza possiamo utilizzare tecniche come la DIBH, particolarmente importante nelle pazienti sottoposte a trattamento della mammella sinistra, e la SGRT, che consente di verificare con grande accuratezza il posizionamento della paziente durante l’irradiazione".

La DIBH (Deep Inspiration Breath Hold), o breath-hold, prevede che la paziente trattenga il respiro profondo durante l’erogazione della radioterapia. In questo modo il cuore può essere maggiormente allontanato dal campo di trattamento. La tecnica è particolarmente importante nel trattamento della mammella sinistra, perché contribuisce a ridurre l’esposizione del cuore alle radiazioni. La sua applicazione viene valutata individualmente, perché non è adatta a tutte le pazienti.

Un ulteriore strumento di precisione è rappresentato dalla SGRT (Surface Guided Radiation Therapy), la radioterapia guidata dalla superficie. Attraverso un modello tridimensionale digitale della superficie corporea, il sistema consente di verificare con elevata precisione il corretto posizionamento durante il trattamento.

"Ogni trattamento viene valutato e programmato sulla singola persona - sottolinea Moschini -. L’obiettivo è garantire efficacia terapeutica, sicurezza e il minor impatto possibile sui tessuti sani".

Un percorso che continua nel tempo

Il valore della Breast Unit sta quindi nella continuità: non una somma di prestazioni, ma un percorso nel quale diagnosi, chirurgia, terapie oncologiche, radioterapia e follow-up sono collegati e condivisi tra i professionisti.

Il riconoscimento positivo emerso dalle valutazioni regionali delle performance rappresenta, in questo senso, un indicatore della capacità organizzativa del percorso e della qualità dell’assistenza ospedaliera garantita alle donne con patologia mammaria.

Dietro ogni numero, però, c’è una persona. Una donna che dal momento della diagnosi affronta un percorso complesso e che può contare su una squadra di professionisti che lavora per accompagnarla nelle diverse fasi della malattia. È questa la forza della Breast Unit: mettere competenze diverse intorno alla singola paziente, con l’obiettivo di garantire appropriatezza delle cure, tempi adeguati e continuità assistenziale, dalla diagnosi fino al follow-up.

Ultimo aggiornamento

09-10-2026 12:49